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Repertorio

Caffè Odessa

Una notte d’inverno nel quartiere ebraico di Odessa. La nebbia del porto si confonde con la luce dei lampioni, l’umidità entra nelle ossa attraverso il cappotto. Oltre le finestre appannate, un caffè promette compagnia, calore, qualche risata e un po’ di musica.

Viaggiatori e avventurieri, cantanti dell’Opera e marinai, ragazze di buona famiglia e attrici sfiorite, commercianti e militari. Attorno al Samovar si raduna un mondo intero, e finché ci sono musica, acquavite e caffè la notte non finisce. Da Cracovia a New York, Da Berlino a  Tel Aviv, da Istanbul a Buenos Aires, canzoni si susseguono, profumi si intrecciano, sapori si mischiano. Yiddish, ebraico, ladino, inglese, spagnolo. A chi appartiene la cannella? All’Oriente profumato o alle notti del nord Europa?
L’Europa e gli Stati Uniti hanno nutrito la diaspora ebraica di Jazz, Tango, di musiche dei Balcani, di canzoni da varietà, ma forse la vera radice sta nel Medio Oriente, oppure si perde nella notte dei tempi, nelle melodie cantate dagli ebrei cacciati di Spagna e approdati a Istanbul e a Salonicco.
Poi c’è la nuova canzone che nasce nei kibbutz, dove ci si stringe attorno al fuoco, la sera dopo il lavoro nei campi, oppure si danza, per celebrare il primo raccolto e la gioia di essere vivi e liberi. Ma allora.. Esiste la musica ebraica? E se sì, che cos’è?

Poco conta: in un Caffè come il nostro, l’importante è avere una storia da raccontare e una canzone da cantare.

Di e con

Miriam Camerini        Narrazione e Voce
Manuel Buda               Chitarra, Saz e Voce
Bruna Di Virgilio        Violoncello e Pianoforte

Tra i due Soli

Chouchani

E’ un visitatore curioso quello che si aggira questa sera fra noi.
Si direbbe venuto dopo, ma dopo che cosa non si sa.
Dopo la fine del suo  stesso mondo, anche.
Sembra forse un profugo, un postero, uno che è sopravvissuto
Pure a se stesso.

Ha una testa enorme montata su un corpo da clown, fronte alta e occhi piccoli, labbra infantili, indossa giacca e cravatta, ma pare un clochard. Che cosa cerca fra tanti volti e corpi dipinti di mistero? Che cosa porta nella pesante valigia di cartone? Forse la sua anima, oppure una lunga storia?

Un personaggio misterioso circolava per l’Europa all’indomani della seconda guerra mondiale. Si fermò, per un certo tempo, a Parigi. Occhiali spessi e impolverati, aspetto trascurato, odore sgradevole. Una mente come la natura raramente crea, era in grado di recitare a memoria libri interi, indagare i più profondi e complessi misteri della filosofia e della scienza, calarsi nel mare del Talmud per riemergerne a mani piene. Fra i suoi allievi si contano premi Nobel, filosofi e scrittori come Elie Wiesel, Emmanuel Lévinas e molti altri, eppure nessuno sa dire il nome del maestro, conosciuto solo come Chouchani. Non abitava nessun luogo, ma qualsiasi lingua era la sua casa, come se non avesse mai vissuto altrove. Il suo corpo non è sepolto nella tomba in Uruguay che pure porta lo sfuggente nome, i suoi insegnamenti non giacciono tumulati in alcun libro: di lui non restano riga scritta o corpo sepolto. La tomba, in Uruguay, pare esser vuota. Le memorie che lo riguardano, però, sono sparse sulla superficie della Terra, e, ovunque si faccia il suo nome, quasi una parola d’ordine, si aprono porte e spalancano sorrisi segreti fra coloro che lo hanno conosciuto. Gli aneddoti non si contano, si raccontano.

C’è chi morde la vita e chi la fugge, chi tenta di comprenderla e chi se ne lascia travolgere, c’è chi vive e chi descrive, chi consuma ardente tutti i suoi giorni e chi vive conservandosi, per evaporare una sera.

La tradizione ebraica parla di 10 cose straordinarie che furono create al limite del sesto giorno, poco prima che iniziasse il riposo del Sabato. Una di queste è l’ingegno umano.
Si dice anche che il profeta Elia arriverà ad annunciare il Messia, e sarà vestito di stracci, come un mendicante.
Si parla di ciechi, che vedono le cose da dentro.
Si crede che esistano in ogni generazione 36 Giusti nascosti, grazie ai quali il mondo si regge.
Chouchani può essere ognuna di queste leggende, oppure un’altra.

Drammaturgia e regia di Miriam Camerini
Con Ruggero Dondi

Tra i due Soli

Lo Shabbat di tutti

È venerdì sera. La calma plana sul mondo: è entrato lo Shabbat, giorno di festa in cui gli ebrei ricordano che Dio cessò l’opera della creazione, nel settimo giorno della settimana. Per accogliere degnamente il Sabato, chiamato nelle fonti “regina” e “sposa”, abbiamo imbandito una tavola con cibo delizioso, tipico dello Shabbat, fiori e candele. Siete tutti invitati a cena: vi aspettano letture sceniche, cibo, musica e libere conversazioni con ospiti graditi e curiosi. Shabbat è anche un momento per stare assieme alla persona che abbiamo di fianco, a telefoni spenti. Illustrare le regole sottili del Sabato, lasciar trapelare la luce che si sprigiona dall’intreccio delle norme e delle tradizioni, è un’impresa nella quale ci avventuriamo con gioia.

Con:
     Miriam Camerini – regista e studiosa di ebraismo
     Manuel Buda – musicista
     Valeria Perdonò – attrice

Una cena che è anche una performance, un momento di incontro e condivisione, di arricchimento spirituale e di profonda leggerezza. Prodotto dal Festivaletteratura di Mantova nel Settembre 2013, Lo Shabbat di tutti vive oggi la sua quarta stagione, ricco di amici, fedeli e sostenitori, incontri, ricordi, momenti ed emozioni… “Magari il mondo fosse davvero così, come mi appare stasera!” Ha esclamato l’Imam di Lugano guardandosi attorno durante la cena Lo Shabbat di tutti  in occasione della Settimana delle religioni in Ticino. “Lasciamo parlare il cibo e non impediamo la musica”, ha proposto il Vescovo, citando il Siracide. “Sento in me grande completezza” ha commentato il Lama, guida spirituale dei Buddhisti ticinesi.
Da Mantova a Milano, da Bergamo a Merano a Lugano, Lo Shabbat di tutti, approdato anche a Gerusalemme in un’edizione specialissima, propone un modo diverso di stare assieme, fare esperienza di qualche cosa di profondo, culturale e spirituale assieme… Senza scordare i sensi!
La proposta – tramite Lo Shabbat di tutti – è quella di avvicinare lo spettatore al significato del giorno di astensione da attività creatrici e distruttrici e a quello del cibo e della sua ritualità nella tradizione ebraica. Si parlerà di osservanza delle regole alimentari, ma anche dello “stare a tavola” come celebrazione di festa, e anche del significato etico del consumo e del divieto di sprecare cibo, radicato nella normativa religiosa. Le cene si avvalgono di una componente spettacolare (2/3 letture sceniche di brani letterari attinenti al tema dello Shabbat), musicale (6 canti della tradizione ebraica di diverse Diaspore, tutti legati allo Shabbat che verranno insegnati ai commensali), a intervallare una cena per un numero di commensali variabile fra le 40 e le 90 persone che propone un menu tipicamente ebraico. Durante la cena sarà anche possibile dialogare informalmente con alcuni “ospiti d’onore”, ebrei ed esperti di ebraismo che sederanno ai tavoli. La conduzione della serata è affidata a Miriam Camerini, regista e studiosa di ebraismo, che fornirà brevi spunti e spiegazioni sui significati dello Shabbat, al musicista Manuel Buda e all’attrice Valeria Perdonò.

Tra i due Soli